"Sopra la livida, brumosa luce del giorno, il cielo, che era rosa come lo sono a quell'ora nelle cucine i fornelli appena accesi..."
Marcel PROUST, Albertine scomparsa (La fuggitiva) , Capitolo 2
"Sopra la livida, brumosa luce del giorno, il cielo, che era rosa come lo sono a quell'ora nelle cucine i fornelli appena accesi..."
"...sino al desiderio di stupire un'orgogliosa cassiera fermandosi davanti a lei, una sera, in una carrozza sontuosa..."(Capitolo Secondo)
"...l'amico che così poco tempo prima s'era seduto sullo strapuntino della carrozza perchè io stessi più comodo sul fondo"(Capitolo Quarto)
" Ci trovavo più facilmente, infatti, quelle donne del popolo, fiammiferaie, infilatrici di perle, lavoranti del vetro o del merletto, piccole operaie dai grandi scialli neri a frange."
"...il cameriere avrebbe voluto sapere come comportarsi riguardo a quel tavolo, e stava per mandare il ragazzo dell’ascensore a informarsi al piano quando, prima che ne avesse avuto il tempo, gli arrivò la risposta..."
Marcel PROUST, Albertine scomparsa (La fuggitiva) , Capitolo 3 (Il soggiorno a Venezia)"come avremmo fatto a Parigi sui boulevards, ai Champs-Élysées, al Bois, in qualsiasi grande viale alla moda, incrociavamo in mezzo al luminoso pulviscolo della sera le donne più eleganti, quasi tutte straniere, che mollemente appoggiate ai cuscini della loro carrozza galleggiante* facevano la fila, si fermavano davanti a un palazzo..."
"La mia gondola seguiva i piccoli canali; come se la mano misteriosa di un genio m'avesse condotto per il labirinto di questa città d'Oriente.."
"...non senza sobbalzare come sulla cresta di un' onda turchina al sommuoversi dell'acqua scintillante e ombrosa, sbalordita d'esser compressa fra la gondola danzante e l'echeggiante marmo."
"...poiché il mondo non è che una grande meridiana su cui un solo segmento soleggiato ci permette di vedere che ora sia..."
"Mi rimisi dunque in piedi; mi muovevo nella stanza con una prudenza infinita, mi mettevo in modo da non scorgere la sedia di Albertine, la pianola sui cui pedali appoggiava le sue pianelle dorate, tutti gli oggetti di cui aveva fatto uso..."
"La casa era la quintessenza del mondo borghese, perché in essa e soltanto in essa si potevano dimenticare, o sopprimere artificialmente, i problemi e le contraddizioni della sua società. [...] Gli oggetti non erano però solo utilitari, o simboli di condizione sociale e di successo. Avevano valore in sé come espressione di personalità, come il programma e, insieme, la realtà della vita borghese, perfino come trasformatori dell'uomo. Nella home, tutti questi elementi si esprimevano e si concentravano. Di qui le sue accumulazioni interne. I suoi oggetti erano, come le case che li contenevano, solidi - termine usato caratteristicamente come massimo elogio di un'impresa commerciale. Erano fatti per durare, e duravano. Dovevano nello stesso tempo esprimere con la loro bellezza le aspirazioni più alte e spirituali della vita, salvo che le rappresentassero con la loro stessa esistenza come le rappresentavano i libri e gli strumenti musicali, il cui disegno, a parte svolazzi in superficie relativamente minori, conservava una funzionalità sorprendente; o salvo che appartenessero al regno della mera utilità, come gli utensili da cucina e i bagagli.
[...] Nulla era più spirituale della musica, ma la forma caratteristica nella quale faceva il suo ingresso nella home borghese era il pianoforte, un congegno enorme, straordinariamente elaborato e costoso, anche se ridotto, per il bene di un ceto più modesto aspirante ai veri valori borghesi, alle più maneggevoli dimensioni del pianino. Nessun interno borghese era completo senza di esso; nessuna figlia di borghesi che non fosse costretta a suonarvi sopra innumerevoli scale. "
" Ho un bel sapere che molti, leggendo l’articolo, lo troveranno detestabile: nel momento in cui lo leggo mi sembra che quel che vedo in ogni parola sia lì sulla carta, non posso credere che chiunque, aprendo gli occhi, non vedrà direttamente le immagini che vedo io, convinto – con la stessa ingenuità di chi crede che sia la parola medesima da lui pronunciata a camminare tale e quale lungo i fili del telefono – che il pensiero dell’autore sia direttamente percepito dal lettore, mentre è un altro pensiero che si viene fabbricando nella sua mente..."
"Mi ripromisi di farne comprare altre copie da Françoise, per darle agli amici, le avrei detto, in realtà per toccare con mano il miracolo della moltiplicazione del mio pensiero e leggere, come se fossi un altro signore che ha appena aperto «Le Figaro»*, le stesse frasi in un’altra copia.."Marcel PROUST, Albertine scomparsa (La fuggitiva) , Capitolo 2
"...persino una sillaba comune a due nomi diversi bastava alla mia memoria – come a un elettricista che si accontenta del minimo buon conduttore – per ristabilire il contatto fra Albertine e il mio cuore.."
"... il ricordo di quel pomeriggio in cui Albertine era venuta a trovarmi e io l'avevo baciata per la prima volta: era perché avevo sentito il singhiozzo del calorifero ad acqua* appena riacceso."
"Poichè la costituzione dell'immaginazione, rimasta rudimentale, semplicistica (non essendo passata attraverso le innumerevoli trasformazioni che intervengono sui modelli primitivi, a malapena riconoscibili, delle invenzioni umane, si tratti di barometro, dirigibile, telefono ecc. nei loro perfezionamenti successivi), ci consente di vedere soltanto pochissime cose alla volta..."
"...il germe dei miei primi desideri, quando a mezzanotte la facevo chiamare, e il tempo mi sembrava così lungo fino al suo squillo di campanello*, quello squillo che ora avrei potuto aspettare etenamente invano?"*L'invenzione del campanello elettrico si fa risalire al fisico Joseph Henry nel 1831. Il funzionamento di questo oggetto si basa sulle elettrocalamite. Henry realizzò degli elettromagneti che permisero anche la realizzazione del telegrafo.
"...l'attesa di un telegramma, d'una telefonata di Saint-Loup...[..] Spiare ogni rumore nell'attesa del telegramma..."
"E persino giù in strada m'accadeva di isolare, di raccogliere sullo schienale di una panchina, frammezzo alle luci artificiali* di Parigi, la purezza naturale di un raggio di luna..."Marcel PROUST, Albertine scomparsa (La fuggitiva) , Capitolo 1
"Lo yacht era già quasi pronto, si chiama, secondo il desiderio da voi espresso a Balbec, il Cigno. E ricordando che, fra tutte le vetture, preferivate le Rolls, ne avevo ordinata una. Adesso che non ci vedremo più, e poiché non spero di farvi accettare né la barca né la vettura, avevo pensato [...] che avreste forse potuto, disdicendo voi l'ordinazione, sbarazzarmi di questo yacht e di questa automobile inutili. [...] ..penso che sarebbe una follia, per una barca a vela e per una Rolls Royce, vederci e mettere a repentaglio la felicità della vostra vita. [...] No, preferisco tenermi la Rolls e persino lo yacht."
"Poter ascoltare, senza restarne affascinati e senza soffrirne, i nomi delle stazioni in cui il treno passava per andare in Touraine..."Marcel PROUST, Albertine scomparsa (La fuggitiva) , Capitolo 1
"E contemporaneamente calcolavo se avrei avuto il tempo, in mattinata, di ordinare lo yacht e la Rolls Royce che lei desiderava, non pensando nemmeno più, scomparsa ogni esitazione, che regalarglieli m'era potuto apparire poco ragionevole"Marcel PROUST, La fuggitiva (Albertine scomparsa)